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News Coronavirus: la parola da non perdere.

Coronavirus: la parola da non perdere.

Sembra che il nostro adattamento alle misure disposte stia iniziando a dimostrare i primi pallidi risultati. Ora però è richiesto il massimo impegno: nonostante si manifestino le prime avvisaglie di miglioramento, è necessario mantenere nervi saldi, per affrontare diligentemente l’epilogo di questa triste vicenda ed avviarci ad una salda ripresa.

Nei precedenti articoli sul tema, sono stati affrontati alcuni rischi in cui è possibile incorrere, con i propri figli, in questo difficile periodo. Ora, è necessario forse affrontarne un altro, probabilmente più insidioso perché difficilmente individuabile, che potrebbe incidere notevolmente sul ritorno alla normalità dei più piccoli: il linguaggio.

Molte famiglie avranno sicuramente ripensato una routine più affine con il particolare momento storico, affidandosi presumibilmente anche all‘intrattenimento audio-visivo, che impegnando il bambino passivamente, concede ai genitori la possibilità di svolgere mansioni domestiche o fronteggiare responsabilità lavorative. La filmografia per i più piccoli è una grande risorsa educativa, perché permette ai bambini, insieme ai racconti, di sviluppare la dimensione fantastica, con cui questi iniziano ad idealizzare il mondo; inoltre, può diventare un indicato ed ottimo momento familiare, in cui la condivisione di un film fa da cornice ad un ricordo che rimarrà vivo nella memoria del bambino.

Qual è, allora, il rischio che si corre?

Quando la soluzione video diventa troppo frequente e il bambino viene spesso lasciato solo, a fruire di contenuti audio-visivi, il potenziale rischio è quello di trascurare la tendenza all’alienazione, che si manifesterà poi più vigorosamente nell’adolescenza, quando applicativi per smartphone e video-giochi favoriranno l’acuirsi di tale tendenza.

Da un’indagine svolta su 2.037 bambini e ragazzi residenti in 18 diverse città italiane, risulta che i soggetti più giovani (11-13 e 14-15 anni) trascorrono con i videogiochi fino a tre ore al giorno (Centro Studi Minori e Media).

Inoltre, questione di principale interesse, il bambino ha un bisogno organico, quasi evoluzionistico, di sviluppare il linguaggio ed è necessario che affini questa capacità nella continuativa intercomunicazione con il genitore, per soddisfare una primordiale necessità.

L’argomento è molto denso e potenzialmente sviluppabile appellando le più disparate discipline. Si tenterà di approfondire l’importanza del linguaggio, discorso che interessa il bambino quanto l’adulto, attraverso tre approcci:

  • Educativo;
  • Evoluzionistico;
  • Medico.

Educativo. È certamente un fenomeno esplosivo quello che caratterizza l’insorgere delle parole nella comunicazione del bambino e poi, successivamente, l’articolazione di una terminologia propria di senso all’interno di frasi composte, nella correttezza dei modi e dei tempi verbali. La capacità di parlare ha un linearità di sviluppo, che ha inizio nel momento, si stima intorno ai quattro mesi, in cui il bambino percepisce una familiarità con i suoni linguistici che lo circondano ed è infatti pronto, dopo un paio di mesi, a riproporre musicalmente sillabe articolate come “ba-ba” o “ma-ma”. L’adulto deve stimolare questa calibrata e programmatica acquisizione del linguaggio, affinché il bambino sia in grado di esprimere i suoi bisogni individualmente e possa interagire attivamente con il mondo adulto, perché è cosciente di dover comunicare con questo sin dalla nascita. Inoltre, è ormai riconosciuto, che il linguaggio permette di organizzare il pensiero in una stringa di eventi collocabile temporalmente nella vita quotidiana: l’utilizzo dei tempi verbali, pone inevitabilmente l’individuo in una concezione temporale di prospettiva, futuro, e di ricordo, passato, chiarendo la sua natura di ‘essere nel tempo‘.

Evoluzionistico. Se volessimo risalire agli albori dell’utilizzo del linguaggio, dovremmo tornare indietro, così stimano molti studiosi, in un periodo che va dai 100.000 ai 50.000 anni fa, in una zona non specificata dell’Africa Orientale, dove sembra sia iniziato a svilupparsi una forma di proto-linguaggio, poi maturatasi nell’odierna capacità comunicativa dell’uomo. Come è stato possibile capirlo? Come ci spiega un noto neurobiologo, Lamberto Maffei, in un interessante saggio sull’argomento dal nome “Elogio della parola”, molti sono gli antropologi fisici e psicologi evoluzionisti che si sono interessati alla questione, nel tentativo di dare delle concrete risposte al mondo della ricerca: sembra, dunque, che lo sviluppo della parola organizzata in frasi di senso compiuto, risalga ad un periodo che va dai 60.000 ai 50.000 mila anni fa, periodo che sembra coincidere con la nascita di una civiltà, seppur primitiva, dotata di una capacità comunicativa che non si esauriva soltanto in gesti, ma si sviluppava in una sintassi propria di grammatica. Da ciò, l’uomo tende lentamente ad acquisire la proprietà del ragionamento, della riflessione, dell’organizzazione del messaggio, potenziando i meccanismi sovraintendenti al pensiero. Hanno dimostrato tali teorie molteplici studi sui cambiamenti morfologici di alcune aree del cranio, che si andranno ora a specificare.

L’area di Wernicke è la regione di corteccia cerebrale nota per avere un ruolo chiave nella comprensione del linguaggio parlato e scritto.

Medico. Le due aree su cui è stato possibile osservare questi cambiamenti sono oggi conosciute come area di Wernicke ed area di Broca. Rispettivamente preposte alla ricezione ed analisi uditiva ed alla organizzazione del linguaggio, Maffei ci spiega che entrambe le aree sono individuabili nell’emisfero sinistro del nostro cranio, dove risiede la stessa capacità del pensiero. È allora possibile immaginare come lo sviluppo di queste due aree abbia determinato un cambiamento non solo nella capacità comunicativa, ma anche nell’abilita del ragionamento e dell’elaborazione del pensiero: la comunicazione attraverso gesti permette un’informazione visiva immediata e diretta, ma non richiedendo una elaborazione dei contenuti comunicati, non permette un’interpretazione linguistica di tali contenuti e, soprattutto, una successiva organizzazione, attraverso le parole, di una narrazione propria di senso compiuto.

Un’educazione che incoraggia all’utilizzo della parola sin dalla tenerissima età, è un’educazione che incoraggia alla ragione.

Si può quindi concludere riportando letteralmente, tratte dal suo libro “The Game”, le parole di Alessandro Baricco, che in chiusura di una lunga ed interessante dimostrazione dei cambiamenti che hanno caratterizzato l’avvento dei primi video-giochi, la nascita dell’Internet e l’arrivo degli smartphone, dice:”Nei prossimi cento anni, mentre l’intelligenza artificiale ci porterà ancora più lontani da noi, non ci sarà merce più preziosa di tutto ciò che farà sentire umani gli uomini”.

Giacomo Grassi

giacomo.grassi23@gmail.com

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