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News Coronavirus: il bambino eroe.

Coronavirus: il bambino eroe.

Tra tutte le venature della nostra società che il virus sta portando alla luce, vengono messe in risalto anche le incredibili peculiarità dei più piccoli, che ci mostrano come è possibile vincere la paura anche senza assicurarsi di seguire i notiziari nazionali tutti i giorni.

A tal proposito, è importante che al bambino venga ora stabilito il suo ruolo nel particolare momento che stiamo tutti vivendo: dove è già possibile sperimentare un sentimento di impotenza da parte degli adulti, è bene che il bambino trovi un significato in questa esperienza, perché sarà attraverso tale significato che andrà, poi, ad analizzare la realtà.

Partiamo però da due interessanti storie, una fantastica ed una realmente accaduta, utili alla comprensione di quello di cui si vorrà parlare.

Economia Collaborativa. Nella soleggiata città californiana di San Francisco, corrono gli anni 2000 e si sta diffondendo una tendenza che andrà a riscrivere le normali abitudini di molti privati. La moda è sostanzialmente questa: hai qualcosa che non utilizzi, tipo una macchina, una casa, una speciale capacità, del tempo? Mettilo a disposizione di qualcuno per qualche dollaro. Da questa trovata, nascono i vari Uber, AirBnb ed altri, non a caso proprio in quegli anni, non a caso proprio a San Francisco. Semplici app attraverso le quali è possibile sperimentare quella che poi sarebbe stata ribattezza come “Sharing Economy” o “Economia collaborativa“, cioè un patto tra singoli e privati cittadini di inter-scambio di beni materiali e non.

La grande Sfera Genkidama. Nel celebre manga giapponese Dragon Ball, il carismatico protagonista son Goku, esplora il mondo alla ricerca di sette sfere, gemme in grado di evocare un drago capace di esaudire un desiderio. Dello speciale universo descritto, fanno parte i Saiyan, una popolazione di guerrieri destinati biologicamente alla lotta, tra i quali vi è annoverato lo stesso Goku. Tra le tecniche più memorabili del Saiyan Goku, vi è quella della sfera Genkidama, una potente sfera di energia spirituale, che solo quest’ultimo può generare grazie all’aiuto solidale di tutti gli abitanti del pianeta terra, a cui viene richiesto dal protagonista di stendere le braccia al cielo, per contribuire alla potenza della sfera.

Cosa è possibile imparare da queste due differenti storie?

In questi giorni, tutti i cittadini stanno seguendo i numeri del contagio e probabilmente ci si chiede come, nel piccolo, da non-eroi in prima linea, sia possibile sostenere la macchina socio-sanitaria. Hanno allora inizio solidali campagne di raccolta fondi a favore di ospedali e associazioni para-mediche, nonché compatti movimenti di solidarietà ai più deboli, agli anziani, ai poveri, tutto di matrice privata, cioè del singolo cittadino che sceglie di essere d’aiuto in un momento così critico.

Questa compartecipazione, diventa allora rappresentativa del concetto di economia collaborativa di cui si parlava, poiché stabilisce un nuovo modo di concepire l’altro e, soprattutto, il proprio “io” per l’altro.

Una simile nozione è fondamentale per la costituzione della qualità di pensiero del bambino, che già nell’età compresa tra i 4 ed i 5 anni non è più soddisfatto nell’accogliere gli eventi passivamente, ma tenta di comprendere autonomamente il mondo intorno a sé.

È molto importante che lo si lasci esplorare nella sua fame di conoscenza, perché possa iniziare a costruirsi in lui la capacità di giudizio morale, che porterà poi a distinguere più facilmente il bene e il male nella vita adulta.

Non solo.

Tutta la sua intelligenza è predisposta alla comprensione del reale, che desidera conoscere ardentemente attraverso una visione d’insieme: il bambino vuole comprendere l’universo e il suo funzionamento, e questa tendenza lo rende un filosofo di tenerissima età, che attraverso l’astrazione e l’acquisizione di assunti mentali, cioè concetti e teorie, categorizza il mondo intorno a sé e procede con un’analisi di pura logica degli eventi.

Ma come poter investire in questa sua capacità, durante un simile momento di calamità?

Attraverso l’immaginazione.

Il bambino ha in sé una innata capacità intuitiva e non conosce ancora il reale, quindi lo idealizza, lo immagina, lo sogna, dimostrando grande affinità con l’astratto.

Proprio per questo, tra le sue passioni preferite, si possono annoverare giochi di fantasia e racconti fiabeschi, che narrano di scenari incantati ed esperienze immaginarie, perché è nelle storie di senso che il bambino acquisisce quei significati e quelle rappresentazioni, nonché la consapevolezza dei propri stati d’animo e dei propri sentimenti, che andranno a disegnare le mappature emotive con cui comprenderà la vita.

Ma per assicurarsi che questo accada, è necessario che il bambino sperimenti un processo di identificazione con i personaggi e con gli eventi della narrazione: la capacità catartica ha effetto solo nel momento in cui il bambino può contestualizzare il racconto, cioè può inserire il significato di quel racconto in un contesto ben determinato, ad esempio nello scenario che sta vivendo.

Perché, allora, non spiegare come anche lui possa essere un eroe oggi?

Il suo ruolo è quello di rispettare un ordine superiore, un richiamo che viene da molto lontano, che ha una voce distante e sconosciuta ma che riecheggia risoluta e precisa, rievocando i significati delle due storie raccontate: la vera forza, non proviene dall’abilità del singolo, ma dalla compartecipazione di ognuno.

Tutti alzano le mani al cielo, la sfera Genkidama inizia a prendere forma.

Giacomo Grassi

giacomo.grassi23@gmail.com

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